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La nostra storia

Una tradizione locale vuole che nel XVII secolo fosse stata creata a Sarteano, per iniziativa di alcuni devoti filantropi, una Compagnia Religiosa dedita ad opere di carità e di conforto per i poveri ammalati. Tale Compagnia venne però soppressa nel 1785 in forza della nota legge  promulgata dal Granduca Pietro Leopoldo, dietro suggerimento del Vescovo di Pistoia, il Giansenista Scipione dei Ricci. Dopo la Restaurazione, tale legge fu abolita dal successore di Pietro Leopoldo, il Paternalista Granduca Ferdinando III il quale, il 21/06/ 1793, con lettera a Mons. Giuseppe Pannilini, Vescovo di Chiusi e Pienza, concedeva il ripristino in Sarteano dell’Oratorio di ” San Bonaventura”. Tale Oratorio venne trasformato in “Venerabile Arciconfraternita della Misericordia” con decreto prefettizio del 13/12/1862 su proposta in assemblea del Mons. Emidio Selvani.

Con deliberazione n°49 del 0 9/03/ 1999, il Consiglio della Regione Toscana ha accertato la natura privata dell’Ente secondo l’art. 18 della Costituzione della Repubblica Italiana e ai sensi dell’art. 12 C.C.. Pertanto si procede in data 30/05/ 1999 all’aggiornamento dello Statuto ispirandolo al messaggio consegnato dal Sommo Pontefice Giovanni Paolo II alle Misericordie nell’udienza del 14/06/ 1986: “Siate i fautori della civiltà dell’Amore e testimoni infaticabili della cultura della Carità”.

 

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Papa Francesco 14 Giugno 2014

Discorso rivolto ai gruppi delle Misericordie e Fratres d’Italia

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

“Le Misericordie, antica espressione del laicato cattolico e ben radicate nel territorio italiano, sono impegnate a testimoniare il Vangelo della carità tra i malati, gli anziani, i disabili, i minori, gli immigrati e i poveri.
Tutto il vostro servizio prende senso e forma da questa parola: “Misericordia”, parola latina il cui significato etimologico è “miseris cor dare”,”dare il cuore ai miseri”, quelli che hanno bisogno, quelli che soffrono.

E’ quello che ha fatto Gesù: ha spalancato il suo cuore alla miseria dell’uomo.
Il Vangelo è ricco di episodi che presentano la misericordia di Gesù, la gratuità del suo amore per i sofferenti e i deboli.
Dai racconti evangelici possiamo cogliere la vicinanza, la bontà, la tenerezza con cui Gesù accostava le persone sofferenti e le consolava, dava loro sollievo, e spesso le guariva.
Sull’esempio del nostro Maestro, anche noi siamo chiamati a farci vicini, a condividere la condizione delle persone che incontriamo. Bisogna che le nostre parole, i nostri gesti, i nostri atteggiamenti esprimano la solidarietà, la volontà di non rimanere estranei al dolore degli altri, e questo con calore fraterno e senza cadere in alcuna forma di paternalismo.

L’attività delle vostre associazioni si ispira alle sette opere di Misericordia corporale, che mi piace richiamare, perché farà bene sentirle un’altra volta: dare da mangiare agli affamati; dare da bere agli assetati; vestire gli ignudi; alloggiare i pellegrini; visitare gli infermi; visitare i carcerati; seppellire i morti. Vi incoraggio a portare avanti con gioia la vostra azione e a modellarla su quella di Cristo, lasciando che tutti i sofferenti possano incontrarvi e contare su di voi nel momento del bisogno”.

 

Attività ed eventi

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